lunedì 8 giugno 2015

Paure, pensieri e gioie di un parto in casa (visto dal papà)

parto in casa

Sabato scorso era la Giornata internazionale del parto in casa. Per stavolta non ne parlo io, ma lascio volentieri la parola a mio marito, che ha vissuto i nostri tre parti in casa da una prospettiva molto diversa.


Fin da subito, quando abbiamo saputo di aspettare un bambino, l’argomento del parto in casa era nell’aria, ma spesso le mie paure prendevano il sopravvento. Domande normali che molti si pongono, pensando ad un momento delicato che può comportare dei rischi. Partorire in casa è sufficientemente sicuro? Sarò in grado di gestire le eventuali difficoltà? 

Il sentiero da seguire mi sembrava difficile e non capivo bene i vantaggi di questa scelta. Mi ci è voluto qualche mese di riflessione, qualche lettura specifica e l’incontro con  l’ostetrica, che mi ha aiutato a fare chiarezza dentro di me.  Il superamento di queste paure, legate soprattutto a pensieri stereotipati, è stato fondamentale nel capire e condividere appieno questo desiderio di Alessandra.


Ogni volta l’intimità della casa, i silenzi, l’energia vitale che gira liberamente in questi momenti hanno rappresentato un dono prezioso per me, ma anche per il piccolo nascituro che ha potuto vivere questo passaggio senza traumi, nel modo più naturale possibile.


Non nascondo che, in alcuni momenti, ci si sente quasi di troppo. L’equilibrio perfetto di mamma e bambino può essere spezzato da una parola sbagliata o da un sostegno morale o fisico un po’ imperfetto. 
E’ un impaccio che penso sia naturale per una figura, quella del papà, che secondo me, deve riuscire a sostenere la mamma ma non interferire in alcun modo con i ritmi materni. 


Da papà ho vissuto queste esperienze sotto due dimensioni diverse.

Da un lato, l’aspetto pratico ed organizzativo dei parti.

Grazie ai preziosi consigli dell’ostetrica ho cercato di garantire le migliori condizioni per un parto sereno. Un lavoro importante e non sempre privo di imprevisti, in modo particolare nell’ultimo parto avvenuto in acqua all’interno di una piccola piscina gonfiabile che ho posizionato al centro del soggiorno.

Quando a metà riempimento l’acqua calda è terminata, un attimo di panico mi ha colto. Di corsa ho iniziato a riempire pentoloni che ho riscaldato uno ad uno per riuscire a raggiungere la temperatura necessaria.


Dall'altro lato, l'aspetto emotivo. Con l’arrivo del travaglio, subentra l’aspetto più intimo e delicato del parto, tornano a galla ancestrali paure.

L’arrivo delle prime contrazioni considerevoli. Ricordo la telefonata all’ostetrica e l’attesa carica di tensione del suo arrivo. Se non arriva in tempo? Cosa faccio?

I minuti passano qualche volta lenti ed altre volte veloci fino a quando l’arrivo dell’ostetrica mette a tacere le mie paure.  Le onde del travaglio si espandono nell’aria e tutta la casa inizia a seguire quel ritmo primordiale.


Le contrazioni si fanno sempre più forti.  Seguo Alessandra nervosamente nei suoi movimenti, pronto a sostenerla in caso di bisogno. Sento il peso delle sue braccia, sento la sua stanchezza, siamo vicini ma percepisco che la sua mente ha cambiato dimensione.

Percepisco la fatica di quei momenti ed è difficile non poter allentare nemmeno un po’ quel peso caricato interamente su Alessandra. Improvvisamente la contrazione se ne va, per qualche istante torna la tranquillità ed il silenzio che le permettono di spostarsi nella vasca in attesa che l’acqua accolga la nuova creatura.


Mi sposto a bordo vasca, il tempo non esiste più, le contrazioni si ripetono ed il piccolo sa che si avvicina il momento. Poi, quasi d’incanto, il tempo si ferma, improvvisamente il piccolo si affaccia al mondo. L’acqua attutisce lo stress del passaggio e, dolcemente, Giordano emerge in superficie.


Cosa penserà quel piccolo bambino?  Uscire dal luogo più confortevole del mondo ed approdare in un ambiente sconfinato, pieno di luce, suoni, colori ed odori.  E’ nostro compito capire le esigenze del bimbo e fare del nostro meglio per rendere confortevole questo momento. E’ in questa fase che la tranquillità della casa offre i più grandi benefici.


Prendo in braccio il piccolo che, indifeso, si affida completamente a papà e mamma. Guardo ancora incredulo quel visino. Finalmente le tensioni si sciolgono e lacrime di gioia scendono sul mio viso. 
La prima notte passata tutti assieme nel lettone è un momento magico e dolce. 


Che dire di più? Gli aggettivi non sono sufficienti a descrivere il turbinio di emozioni che un parto in casa offre, ma poter vivere questo miracolo dall’inizio alla fine, accogliere una nuova creatura che si affaccia alla vita, rimarranno indelebili nel cuore di un papà e ci dicono, ancora una volta, che la natura sa esattamente cosa fare. Dobbiamo soltanto spogliarci del nostro addestramento e seguirla.

Come Giordano Bruno ci ricordava 500 anni fa, l’importante è riuscire a liberarci delle illusioni, liberarci dalle apparenze e ricordarci che siamo essere divini.

Paolo

6 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie...! Tutto merito del papà stavolta! :-)

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  2. Bello questo punto di vista! Grazie della condivisione!

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    1. Grazie a te! Il papà è sempre messo in un angolo quando si parla di parto, ma penso sia importante dare spazio anche ai suoi pensieri e alle sue emozioni. Forse aiuta anche noi donne a rielaborare qualche pezzo mancante della nostra storia di parto

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